Un po’ di contesto storico
Il Grillo è oggi uno dei vitigni bianchi simbolo della Sicilia occidentale, ma la sua storia è complessa e dibattuta. Tradizionalmente lo si considera “figlio” del Barone Antonino Mendola di Favara, che nel XIX secolo avrebbe lavorato a un incrocio fra Catarratto e Zibibbo (Moscato d’Alessandria) per ottenere un’uva più aromatica, particolarmente adatta alla produzione di Marsala.
Secondo gli scritti del Mendola stesso — riportati da documenti d’epoca — egli descrive di avere fecondato artificialmente semi di Catarratto con polline di Zibibbo durante la fioritura del 1869 presso il vigneto “Piana dei Peri” a Favara. Il seme raccolto fu seminato nel 1870 e la pianta ottenuta (vaso 105) dimostrò vigore e caratteristiche distintive già in giovane età. Nel 1871, Mendola innestò una marza su ceppo di Inzolia nera per accelerare la fruttificazione, e nel 1874 ottenne i primi grappoli.
Tuttavia, negli ultimi decenni alcuni studiosi ampelografi hanno messo in questione la paternità esclusiva di Mendola, osservando che non esistono prove certe che Grillo fosse effettivamente “creato” da lui, e che la varietà potesse già circolare con nomi locali come “Riddu” o “Griddu biancu” in alcune zone della Sicilia agrigentina e trapanese.
Questa linea critica non esclude il ruolo centrale di Mendola come promotore e perfezionatore della varietà, ma invita a considerare che la genesi del Grillo possa avere radici più antiche o multiple.
Versatilità del Grillo: dal Marsala ai nuovi orizzonti
Il Grillo, inizialmente impiegato per arricchire il Marsala con maggiore aromaticità, ha nel corso del Novecento acquisito una nuova vita come vino bianco secco a sé stante. Nel periodo d’oro del Marsala, il Grillo divenne uno dei vitigni preferiti per la sua capacità di dare corpo, struttura e profumi delicati alla miscela liquorosa.
Con il declino della domanda del Marsala tradizionale nel secondo dopoguerra, molti vigneti a Grillo furono abbandonati o riconvertiti. Solo in epoche più recenti – grazie all’interesse di produttori visionari – il Grillo ha conosciuto una rinascita, diventando protagonista di bianchi fermi, spumanti e interpretazioni in purezza nei migliori terroir occidentali siciliani.
Oggi il Grillo è apprezzato non solo per la freschezza e la componente aromatica, ma anche per la sua capacità di adattarsi a stili diversi: vini secchi, frizzanti, spumanti, talvolta persino tendenze ossidative, sempre mantenendo una caratteristica salinità mediterranea.
L’importanza storica e la diffusione
Negli anni Trenta, si stima che il Grillo rappresentasse fino al 60% dell’intero patrimonio viticolo siciliano, grazie alla sua adattabilità in un’isola segnata dal clima mediterraneo, dal sole intenso e dalla ventilazione costiera. Con il passare del tempo, la sua presenza si ridimensionò. Ma oggi, in un mercato globalizzato, il Grillo vive una stagione di rilancio, trainata dall’export dei bianchi siciliani e dall’apprezzamento internazionale per i vitigni autoctoni mediterranei.
Nel contesto di Tenuta Gorghi Tondi, il Grillo è il filo conduttore che unisce identità, ricerca e sperimentazione: dalle interpretazioni frizzanti fino alle versioni più complesse, è un vitigno che accoglie il tempo e il territorio.
Racconto aziendale: Grillo a Gorghi Tondi
Nel nostro vigneto biologico, il Grillo è protagonista in molte delle nostre etichette: da vini fermi e freschi, come il Coste a Preola, o la versione Riserva nel Kheirè, alla versione spumante del Palmarès Brut, e soprattutto alle interpretazioni più esclusive come le vendemmie tardive, Grillodoro e Ziller47. La sua flessibilità ci permette di sperimentare, esplorare e raccontare sfumature sempre nuove.